Pinsa romana: origini ed evoluzione
Oltre a risultare più piccola della pizza, esteticamente la pinsa rinuncia alla classica “rotondità”, presentandosi di forma ovale. Tale scelta è legata alle sue origini, risalenti all’Impero Romano.
A quei tempi la pinsa era utilizzata come “vassoio”, e sulla stessa si adagiavano alcune preparazioni culinarie piuttosto sugose, in primis le carni in umido.

L’impasto, infatti, cotto su pietra, risultava eccessivamente duro per poter essere mangiato da solo.
È stato l’incontro con la tradizione culinaria contadina a dare un nuovo significato al termine pinsa.
Da qui l’introduzione di nuove farine e cereali, dal frumento al kamut, ma anche orzo, farro e miglio, e l’aggiunta di erbe aromatiche selvatiche, In seguito, la ricetta è stata perfezionata, portando all’impiego di farine di frumento, soia e riso.
Messo a confronto con l’impasto della pizza classica, quello della pinsa prevede un apporto differente di acqua, e una percentuale più bassa di lievito. Il risultato è una preparazione più digeribile e meno calorica.
Peculiarità dell’impasto della pinsa romana
A favorire la digeribilità della pinsa, ma anche la sua friabilità e fragranza (prova a morderla e noterai come ad un esterno croccante corrisponda una morbidezza interna sorprendente), sono le lunghe lievitazioni (minimo 24 ore), l’alta idratazione dell’impasto (80% di acqua), il mix di farine, la presenza di lievito madre, l’assenza di grasso animale e l’impiego di una quantità limitata di olio.
Inoltre, l’impasto viene lavorato in modo del tutto differente da quello della pizza, dando luogo ad un prodotto che ha nell’unicità uno dei suoi punti di forza.
La morbidezza dell’interno della pinsa è frutto soprattutto della farina di riso.
A quest’ultima spetta il compito di “fissare” l’acqua versata nell’impasto durante la cottura.
La ricetta della pinsa romana: tutto ha inizio dalla scelta delle farina
Come già indicato, nel corso dei secoli la pinsa è stata oggetto di una serie di rivisitazioni; questo, ad ogni modo, è stato fatto sempre avendo grande rispetto per la ricetta originale.
La lunga lievitazione, ad esempio, non è mai stata posta in discussione, garantendo la massima leggerezza e, al contempo, eliminando la tipica sensazione di sete associabile alla pizza tradizionale.
È da sottolineare, a tal proposito, come l’aggiunta di sale avvenga solamente a cottura avvenuta; non è rara neppure l’assenza completa di sale.
Questo accade quando, per la farcitura della pinsa, la scelta ricade su ingredienti già molto saporiti.
Per ottenere la versione base poni particolare attenzione alla farina della pinsa romana.